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Anoressia: come capire il problema

I disturbi del comportamento alimentare sono una gamma di disturbi caratterizzati
dalla presenza di una grossolana alterazione del comportamento alimentare in grado
di compromettere la qualità di vita della persona.
L'anoressia è uno dei distrurbi alimentari che colpisce la maggior parte delle adolescenti intutto il mondo, ed è un fenomeno in  continua crescita.Inizialmente erano solo le adolescenti femmine ad essere colpiti dal fenomeno, ma ormai è un problema crescente sia nel mondo maschile che nell'età adulta.
La prima cosa da fare è accorgersi del problema; non sempre questo è visibile subito.

Allora quali sono i primi segni che ci permettono di notare un comportamento di tipo anoressico?
Sono riconoscibili per la presenza di particolari comportamenti quali: il rifiuto del
cibo, le abbuffate, il vomito, l’uso improprio di lassativi e diuretici, l’intensa attività
fisica allo scopo di dimagrire
ANORESSIA NERVOSA
L’anoressia nervosa è un disturbo caratterizzato da una restrizione
dell’alimentazione dovuta ad un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme
corporee, che si esprime in una continua e ossessiva paura di ingrassare e nella
ricerca della magrezza. Per fare una diagnosi di anoressia si considerano i seguenti
criteri:
1. la ragazza rifiuta di mantenere il peso corporeo almeno al livello minimo
considerato normale in rapporto all’età e alla statura.
Benché sia sottopeso, mostra un’intensa paura di aumentare di peso o di
ingrassare. Paradossalmente questa paura tende ad aumentare quanto più il
peso diminuisce.
3. la percezione del peso e delle forme del corpo è alterata e diventa il
fondamento per la valutazione del proprio valore come persona. Quasi sempre
viene negata la gravità della perdita di peso.
4. Nelle donne che hanno già avuto il menarca, amenorrea, cioè assenza di
almeno tre cicli mestruali consecutivi. (Si considera una donna amenorroica se
i suoi cicli avvengono solo in seguito a somministrazione di ormoni, peresempio di estrogeni).
L’anoressia viene distinta in due sottotipi:
Tipo restrittivo: la persona non presenta frequenti episodi di abbuffate compulsive o
di comportamenti purgativi ( per esempio vomito autoindotto o abuso-uso improprio
di lassativi o diuretici).
Tipo bulimico purgativo: la persona presenta frequenti episodi di abbuffate
compulsive o comportamenti purgativi.
Il problema non si ha comunque solo nella sfera alimentale ma anche mentale; in fatti si ha un atteggiaemnto di rifiuto nei confronti del cibo.
Tutto a volte inizia anche col sostegno dei familiari; se la ragazza ad esempio fa dieta per perdere qualche chilo non pensiamo che questo possa portare all'anoressia, e non sempre succede!
Ma può capitare che l'ossessione per dimagrire diventa talmente tanta che si ha un rifiuto per il cibo e il CIBO DIVENTA NEMICO!
La fame sempre più potente può generare nel tempo una spinta compulsiva verso
il cibo. Le abbuffate sono favorite dal fatto che le ragazze si negano proprio i cibi più
graditi (ritenuti ipercalorici) per cui, quando trasgrediscono anche di un’inezia,
pensano “ormai che ho sgarrato tanto vale che continui e poi rimedierò”. In questi
casi la quantità di cibo che viene ingerita può essere oggettivamente esagerata (questo
è però più tipico della bulimia nervosa), ma spesso viene solo percepita come tale. Al
mancato controllo sull’assunzione del cibo possono fare seguito condotte atte a
limitare l’introito calorico come il vomito o l’abuso di lassativi e/o diuretici.
Si parla di due tipi di anoressia: l’anoressia di tipo restrittivo, che usasolo il
controllo del cibo e l’iperattività, e l’anoressia di tipo bulimico che presenta accanto
alla restrizione perdite di controllo (abbuffata) e conseguente utilizzo di sistemi per
eliminare il cibo assunto. La forma bulimica dell’anoressia può rappresentare una
evoluzione della forma restrittiva, dato che spesso compare dopo alcuni anni
dall’inizio della malattia. Le due forme di anoressia sono presenti con la stessa
percentuale (50%) nelle ragazze anoressiche.
In alcune ragazze, infine, il controllo del peso e del dimagrimento viene ottenuto
soprattutto attraverso una attività fisica intensa e esasperata, difficilmente
controllabile (compulsiva), spesso utile anche per scaricare l’ansia del pasto. In
questo caso viene utilizzato, in modo più o meno consapevole, qualsiasi pretesto per
bruciare calorie impegnandosi in ogni attività anche domestica o ingaggiandosi in
pratiche sportive faticose come lunghe camminate e corse.
COSA FARE?
Si può ricorrere inizialmente all'aiuto di psicologi e nutrizionisti.
Poi in base alla gravità della situazione si può ricorrere ad un ricovero presso strutture specializzate.
 Un trattamento ambulatoriale può dirsi efficace quando si ha risposta positiva ad
una serie di indicatori di controllo tra cui:
• Il benessere personale percepito dal paziente;
• La stabilizzazione dell’umore;
• Il recupero di un peso adeguato;
• La ripresa del ciclo mestruale;
• La regolarizzazione dell’alimentazione;
• La riduzione dei pensieri ossessivi;
• La riduzione in frequenza delle abbuffate, delle crisi di vomito,
dell’iperattività.
 Oltre alla situazione sopradescritta, vi sono una serie di altre condizioni che
motivano l’equipe a proporre al paziente il ricovero:
• Malnutrizione grave definita con un BMI inferiore a 15 o un peso corporeo
inferiore al 75% del peso minimo di riferimento;
• Dimagrimento rapido (5 o 6 kg o più al mese per due mesi);
• Grave destrutturazione del comportamento alimentare (numerose crisi
giornaliere di abbuffate e vomito, controllo ossessivo dell’assunzione di
liquidi);
• Gravi disordini dell’equilibrio idrosalino;
• Malattia infettiva connessa alla malnutrizione;
• Disturbi gastroenterici importanti (vomito continuo, disturbi dell’alvo…);
• Gravi alterazioni rilevate attraverso gli esami del sangue (grave anemia…);
• Emergenza psichiatrica per grave depressione, tentativi di suicidio,
comportamenti autolesivi;
• Elevata conflittualità dell’ambiente socio-familiare;
• Isolamento sociale grave;
• Inadeguata consapevolezza della propria condizione, ridotta capacità critica
e di autogestione e mancanza di motivazione alla cura.
In presenza di una o più di queste condizioni, è opportuno che l’equipe valuti con
il paziente la possibilità del ricovero. Il ricovero ospedaliero è particolarmente
indicato nelle situazioni di anoressia nervosa, meno per pazienti con bulimia nervosa.
Inoltre non dimentichiamoci del sostegno della famiglia che è importantissimo; un'attenzione precoce del problema è sempre quello più importante, perchèsi risolve il problema prima che questo si aggravi troppo

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